Are Italians leaving the country? Brexit, Covid and working from home: all the rules explained. An interview with a home removals company

Brexit, Covid, working from home: are Italians leaving the UK? An interview with Bolliger, an international removals company operating between Italy and the UK.

As Tonino Carotone once sang in one of his famous songs:

It’s a difficult world

and an intense life

temporary happiness 

and an uncertain future…

What better way to encapsulate the current situation? While global chaos reigns supreme and vaccinations begin to give us some hope of a return to ‘normal’ life, the UK is experiencing additional difficulties due to Brexit, which is turning into a real quagmire for the economy.

While the lockdowns keep on coming (we’re now on our third one), company foundations are beginning to wobble, risking a collapse that could bury both businesses and their customers. A tragedy? It would appear so…

But this dramatic image doesn’t necessarily represent the situation for all companies; many have converted to working remotely without too much difficulty, allowing their employees to work from home, including if ‘home’ is overseas, such as in Italy, for example.

Wanting to look into the matter further, we decided to interview Stefano Bianchini, who oversees customer quotes for Bolliger, an Italian company that has handled international moves since 1909. The company, founded in Rome at the beginning of the twentieth century, is now active in Italy, Switzerland, Great Britain, and Spain.

Stefano, how would you describe the current situation in terms of people moving from the UK to Italy? Have you noticed an increase in Italian citizens deciding to return home?

Our company has been active in the UK since 2012, and over the past nine years we have seen the UK’s economic and social situation change. In the last year, we have seen an increase in removal requests from the UK to Italy, mainly from people who have lost their jobs or who no longer feel like they have a reason to live in the UK. The hospitality sector has definitely suffered the most, especially due to the pandemic and the consequent lockdowns. It’s meant that people working in the sector have struggled to see a future for themselves in the UK. We also come across a decent number of people who want to return to Italy because they have the opportunity to work remotely and can therefore go home to be closer to their families, or to save on living costs. The policies implemented by the British government to encourage EU citizens to ‘go home’ after Brexit have certainly prompted a lot of people to consider the idea of moving back to Italy.

Working in this sector, especially during this time, involves dealing with a lot of emotional and psychological upheaval. We do a lot more than simply making sure possessions are moved safely from one country to another. More than anything, we find ourselves allaying the anxieties and fears that come with making such a big change.

What’s involved in moving to Europe now, after Brexit?

Technically, home removals have continued regardless of the situation, including during the pandemic. We follow all the social distancing rules to avoid coming into direct contact with customers, and we use masks and hand sanitisers. Our drivers are considered key workers so they don’t have to quarantine when entering a country, and they are not obliged to take the mandatory tests as their jobs are considered ‘solitary’ but, regardless, we regularly ask our drivers to take Covid tests to guarantee them the best working conditions we can. The big issue at the moment is customs. Customers are facing higher customs charges. It involves a lot a bureaucracy on our part and a slight increase in moving times. When sending quotes, we’re currently having to factor in an extra two or three days due to the customs backlog in Dover and Calais.

So what can and can’t be transported to and from Italy at the moment?

We are currently in a ‘settling in’ period in terms of the new customs rules, and I’d like to stress that up until now I’ve had an excellent relationship with the customs authorities, who have always been willing to look for solutions to our questions. At the moment, you can’t move plants without phytosanitary certificates, more than six bottles of alcohol, all types of food, tobacco, weapons, knives (except for kitchen knives), and animal skins.

You also mentioned customs charges. Can you tell us more?

Until 31 December 2020 you could move goods of any kind without incurring customs charges, but now there are two types of cost that have to be considered:

  • a 22% duty on the value of the goods you are moving
  • a fixed customs fee of £320

The 22% tax only has to be paid if you do not have a residence in Italy or you haven’t put in a residence request in Italy. If you meet one of these two requirements, your move is essentially considered a ‘return to Italy’ and you don’t have to pay the duty.

Brexit, Covid, lavoro da casa: gli italiani stanno lasciando il Regno Unito? Un’intervista con Bolliger, una ditta di traslochi internazionali che lavora tra Italia e UK.

“È un mondo difficile

e vita intensa,

felicità a momenti

e futuro incerto”

cantava Tonino Carotone in una sua celebre canzone. Quali parole possono meglio descrivere la situazione attuale? Mentre il caos mondiale regna sovrano e le vaccinazioni cominciano a dare un briciolo di speranza per un ritorno alla normalità post pandemia mondiale da Covid-19 la Gran Bretagna sta vivendo una seconda emergenza dovuta al post Brexit che si sta rivelando un vero e proprio pantano per l’economia del paese. 

Mentre i lockdown si susseguono (in queste settimane si sta affrontando il terzo), le fondamenta di aziende e attività commerciali scricchiolano sempre più rumorosamente rischiando di collassare su se stesse portando con se tutto quel carico di vite umane legate a loro. Una tragedia? Abbastanza. 

Questa immagine drammatica non per forza rappresenta la totalità delle aziende, molte si sono convertite senza grossi problemi al lavoro da remoto (chiamatelo working from home come fanno qui, non smart working come fanno in Italia ve ne prego!!) con la conseguente possibilità propri dipendenti di lavorare da casa, ovunque casa sia, anche se questa fosse oltremare o, per esempio, in Italia. 

Volendo andare ad approfondire la questione abbiamo pensato di intervistare Stefano Bianchini, responsabile del reparto preventivi di Bolliger, un’azienda italiana che si occupa di traslochi internazionali attiva dal 1909. L’azienda, fondata a Roma all’inizio del XX secolo è ora attiva in Italia, Svizzera, Gran Bretagna e Spagna. 

Stefano, come descriveresti la situazione attuale per quanto riguarda i traslochi da UK a Italia in questi mesi? Notate un aumento di cittadini italiani che decidono di rientrare? 

“La nostra azienda è attiva in Gran Bretagna dal 2012 e in questi ultimi nove anni abbiamo visto la situazione economica e sociale del Regno Unito modificarsi. In questo ultimo anno abbiamo assistito ad un aumento delle richieste di trasloco da UK a Italia, si tratta soprattutto di persone che hanno perso il lavoro o che non vedono più le prospettive necessarie per restare a vivere in UK. Di certo il settore dell’hospitality è quello che ne ha risentito di più, le condizioni attuali, soprattutto legate alla pandemia e i conseguenti lockdown non hanno permesso ai lavoratori di questo settore di vedere un futuro per loro. Abbiamo certamente anche un buon numero di persone che invece decidono di rientrare in Italia perché hanno la possibilità di lavorare da distanza e quindi rientrano per avvicinarsi alla famiglia o alla ricerca di condizioni economiche più vantaggiose. Anche le politiche messe in atto dal governo britannico per incentivare i rientri dei cittadini europei dopo Brexit di certo hanno spinto molti a valutare l’ipotesi di spostarsi verso l’Italia. 

Lavorare in questo settore, soprattutto in questi mesi, include anche una forte componente emotiva e psicologica da gestire nei confronti del cliente, non si tratta solo di assicurare loro che i propri beni vengano spostati in modo sicuro da un paese all’altro ma anche e soprattutto accettare le loro ansie e paure per il cambio di vita che si apprestano a fare.” 

Cosa implica traslocare adesso verso l’Europa dopo Brexit? 

“Dal punto di vista tecnico devo dire che i traslochi si fanno comunque, seguiamo tutte le regole di distanziamento sociale per non entrare in contatto diretto con il cliente, l’utilizzo di mascherine, i gel igienizzanti. I nostro drivers sono considerati key workers quindi non sono sottoposti al periodo di quarantena quando entrano in un paese e non sono obbligati a dover effettuare il tampone in quanto la loro attività è considerata un lavoro solitario dove non si entra in contatto con altre persone ma, a prescindere da questo noi sottoponiamo regolarmente i nostri drivers a tamponi per accertarsi che tutti si svolga nelle migliori condizioni possibili. 

Un altro ostacolo recente che dobbiamo affrontare sono le dogane. 

Le dogane rappresentano un costo più alto per il cliente, un maggiore impegno di tipo burocratico per noi da sbrigare e un leggero aumento nel tempi di trasloco. Quando realizziamo un preventivo attualmente dobbiamo considerare due-tre giorni in più dovuto al possibile rallentamento delle dogane di Dover e Calais.”

Nel dettaglio, cosa si può o non si può trasportare da e per l’Italia al momento?

“Attualmente siamo in una fase di assestamento del nuovo regime doganale e voglio sottolineare come fino ad ora ho abbiamo avuto un ottimo livello di scambio con le autorità doganali che si sono sempre dimostrate aperte al confronto e alla ricerca di soluzioni ai nostri quesiti. Attualmente non si possono trasportare: piante senza i certificati fitosanitari, alcolici oltre il numero consentito di sei bottiglie, tutti i tipi di cibo, tabacco, armi e coltelli esclusi i coltelli da cucina e pelli di animali.”

Prima hai accennato anche alla creazione di costi doganali, di cosa si tratta?

“Si, fino al 31 dicembre 2020 si poteva spostare qualsiasi tipo di merce consentita senza i costi doganali, attualmente invece si devono calcolare due tipi di spese: 

  • i diritti: ovvero una percentuale del 22% calcolata in base al valore dei beni che si stanno spostando.
  • la formalità doganale: si tratta di una tassa fissa di £320 che va pagata ogni volta. 

Per quanto riguarda i diritti ovvero la tassa del 22% sul valore del beni che si stanno spostando, questa va pagata solo che non si è in possesso di una residenza sul territorio Italiano o di una richiesta di residenza in Italia. Se si è in possesso di uno di questi due requisiti si sta parlando di un rientro verso l’Italia e quindi il 22% sul calore dei beni non va pagato.”

Moving in 2021. Illustration made by Ludovica Marani

Do you have any ways to facilitate the process?

Yes, we are trying to help our customers, especially the younger ones, with these new Brexit-related expenses. We have created a ‘mini removals’ service for small shipments that only include personal goods rather than large items such as furniture, mattresses or cabinets. Charities are very popular in the UK, and customers are often happy to sell their assets or to donate them to charity in order to opt for a ‘light removal’. What this essentially means is that customers only need to move boxes containing smaller possessions (clothes, books, objects, etc.), so we can put them on our pallets and ship them with other small removals. By doing so, the £320 customs charge can be split between two, three or even four customers and we only have to arrange one shipment.

How is work going for Bolliger?

The amount of work has increased recently. We’re receiving a lot of requests for ‘mini removals’, while requests for large removals have drastically decreased. Our mini removals service is very popular as it’s cheaper, but it actually involves a bigger workload for us. Previously we arranged about four large removals a week, whereas now we’re doing about twenty-five small-to-medium removals a week.

What are some of the strangest requests you’ve ever received?

We get weird questions all the time but I do remember one customer who was moving to Italy and wanted to bring his huge collection of fine Scottish whisky with him, but he faced the new six-bottle rule and we didn’t know how to get around it.

Art collectors are always anxious about moving their possessions, so we have to be extremely careful and keep them informed of all stages of the move.

But the customer that perhaps impressed me the most was a guy who had a series of paintings containing animal skin extracts. It was impossible to find a way to classify them and get them over the border from the UK to Italy. Luckily, we were able to solve all of these issues without forcing our whisky customer to drink his entire collection!

Many thanks to Stefani Bianchini from Bolliger for explaining how the world of home removals works in this difficult post-Brexit era. If you’d like more information on Bolliger’s services, take a look at the following links:

Avete pensato a delle soluzioni per aiutare a facilitare questo processo? 

“Si, abbiamo cercato di venire incontro ai nostri clienti, soprattutto i più giovani per aiutarli con le nuove spese che Brexit impone. Abbiamo ideato dei “mini traslochi”. Si tratta di piccole spedizioni che includono solo i beni personali senza grandi oggetti come mobili, materassi o armadi. In UK le charities sono molto presenti sul territorio e vediamo che i nostri clienti sono felici di vendere i propri beni o di donarli alle charities per poter “partire leggeri”. In pratica, se i clienti arrivano con deli scatoloni coi loro beni (vestiti, libri, oggetti, ecc) questi scatoloni vengono inseriti nei nostri pallet e spediti assieme ad altri piccoli traslochi. In questo modo la formalità doganale di £320 viene divisa tra due-tre-quattro clienti che effettuano un’unica spedizione.”

Come sta andando il trend di lavoro per voi?

“Il lavoro in questi mesi va avanti, riceviamo tantissime richieste per i “mini traslochi” mentre i traslochi grandi hanno subito un brusco ridimensionamento. I traslochi ridotti sono una formula che piace tantissimo in questo momento per la riduzione dei costi ma per noi si tratta di un aumento del carico di lavoro: se prima effettuavamo circa quattro traslochi grandi a settimana adesso facciamo circa venticinque traslochi medio piccoli a settimana.”

Quali sono state le richieste più strane che hai ricevuto ultimamente? 

“Di richieste strane ce ne sono sempre ma ultimamente mi viene in mente il caso di un nostro cliente che doveva traslocare in Italia portando con se la sua enorme collezione di pregiati whishy scozzesi ma incorrendo nella nuove regola delle sei bottiglie non sapevamo come fare. 

Un’altra tipologia di clienti che mette sempre tanta ansia sono i collezionisti di opere d’arte che hanno sempre, giustamente, tante preoccupazioni su tutte le varie fasi del trasloco. 

Forse il cliente che mi è rimasto più impresso è quello che aveva una serie di quadri contenenti anche estratti pelli di animali e non si riusciva a trovare un modo per classificarlo e farlo passare dagli UK all’Italia. Per fortuna abbiamo risolto tutti questi casi specifici senza che il nostro cliente dei whisky si bevesse tutta la sua collezione!” 

Grazie mille a Stefani Bianchini di Bolliger per averci spiegato come funziona il mondo dei traslochi nel difficile post-Brexit e se volete qualche dettaglio in più date un’occhiata a questi links: 

Credits: Bolliger. The pictures show the mini removal” (technically known as Groupage) where several costumers share a pallet to spilt the new custom charge.

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Giulia is a freelance photographer and photojournalist. Born in Ferrara (Italy) in the late 80s, she moved to London in October 2019. Pepe Magazine creator. Lefty, arachnophobic, rabbit lover and now, editor in chief.

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Ludovica is a freelance illustrator and graphic designer based in London working for various publications and independent clients.

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