The Impostor Syndrome: how to Stop Feeling Like a Fraud

Impostor Syndrome: how to Stop Feeling Like a Fraud

Ever started to worry that your achievements aren’t the result of your hard work, but instead a series of fluke circumstances? Ever happen to believe you’re not ready for a certain task or responsibility you’ve been given? Around 70% of us would answer yes to at least one or even both of these questions. Crazy, right? But what’s perhaps even crazier is discovering that feeling like a fraud has a very specific name in psychology: “impostor syndrome”.

Therapists Pauline Clance and Suzanne Imes were the first to coin the phrase back in 1978 as part of a study on women university students and researchers. Despite the undeniable academic success of the women under analysis, they were simply unable to see their own merits. They had no belief in their intellect and were inclined to assume they’d been given a place at a top-tier university out of sheer luck alone.

Although it may be true that women often feel like they don’t measure up to their accomplishments, further analysis has revealed that impostor syndrome can affect just about anybody who is unable to fully internalise their success. That being said, people who belong to vulnerable and underrepresented groups in society — such as women and Black people — tend to develop this frame of mind more than others. For instance, it has been shown that women often only decide to apply for a job if they fit 100% of the criteria, while men are likely to apply if they fit just 60% of them. Simply put, women are more inclined to perfectionism and self-doubt. 

More than a mere sense of anxiety or fear of failure, impostor syndrome specifically refers to the feeling of not being adequate for a certain position or role. “Self-defined impostors” assume they have done nothing more than others to deserve a particular position, choosing instead to believe it is down to mere chance. It may be odd to hear that even undoubtedly brilliant and genius people, such as Albert Einstein, for example, have felt like frauds whose work is excessively appreciated by others.

Sindrome dell’impostore: come smettere di sentirsi inadeguato

Vi è mai capitato di pensare che un successo ottenuto nella vostra vita sia stato frutto non del vostro duro lavoro, ma semplicemente di una serie di fortunate circostanze? Vi è mai capitato di non sentirvi pronti per quell’incarico che vi è stato assegnato, o all’altezza di quella responsabilità che vi è stata data? Circa il 70% di noi risponderebbe con un sì ad almeno una o addirittura ad entrambe le domande. Assurdo, vero? Ma ancor più assurdo è forse scoprire che questo nostro senso di inadeguatezza ha, in psicologia, un nome ben preciso: la “sindrome dell’impostore”.

Ad utilizzare per prime quest’espressione furono, nel 1978, le psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes, conducendo uno studio circa giovani studentesse e ricercatrici universitarie. Nonostante l’innegabile successo accademico di quelle donne, loro stesse non riuscivano però a riconoscere i propri meriti, credendo di non essere particolarmente intelligenti e di aver ottenuto il proprio posto in delle università d’eccellenza per un caso fortunato. 

Analisi successive hanno poi dimostrato come la sindrome dell’impostore riguardi in effetti chiunque non riesca ad interiorizzare completamente i propri successi, al di là delle differenze di genere. In generale però, coloro i quali appartengono a gruppi vulnerabili o sottorappresentati nella società — come donne e persone di colore — tendono a sviluppare questo stato d’animo più di altri. È stato per esempio rilevato che comunemente le donne decidono di candidarsi ad una posizione di lavoro solo se il loro profilo corrisponde a quello richiesto al 100%, mentre per un uomo basta il 60%. Per farla breve, le donne sono più inclini al perfezionismo e alla mancanza di fiducia in se stesse.

Più che un mero senso di ansia o paura di fallire, la sindrome dell’impostore è proprio quella sensazione di non essere adeguato/a per ritrovarsi in una certa posizione o per rivestire una certa carica. Chi si auto-definisce “impostore” crede di non avere niente in più degli altri per meritare quella posizione o carica, in cui ci si ritrova per pura fortuna. Strano è pensare che anche persone indubbiamente geniali e “fuori dal comune”, come Albert Einstein ad esempio, abbiano provato un tale sentimento: si sono sentiti degli imbroglioni i cui lavori vengono esageratamente apprezzati dagli altri.

Impostor Syndrome an illustration created by Ludovica Marani

But why do we tend to downplay our achievements and to lack belief in our own abilities? One reason relates to a classic human characteristic and tendency: the temptation to compare ourselves to others. When we look at other people, such as our colleagues, friends and family, they appear to lead successful lives, free from feelings of inadequacy. Given that we tend to believe we are alone in feeling like impostors, we often come to the conclusion that there must be something “wrong” with us. While, in actual fact, 70% of people feel the exact same way (including Albert Einstein!).

To help tackle the problem and “defeat” impostor syndrome, therapists and experts suggest an easy solution: talking about it. The moment we decide to “come out” and share our worries with other people, they are very likely to reply: “You know what? I feel exactly the same!” regardless of whether they are more or less “successful” than us. We should all work hard to understand that we only feel unworthy of what we have when we let feelings of inadequacy dominate. Instead, we should try to convert those troublesome thoughts into motivation, a push to do more, and to do better. So, go apply for that job. Work on that idea. Take that opportunity, even if you feel like a fraud. You deserve it.

If you would like to learn more about imposter syndrome, check out the following articles and videos.

Ma per quali motivi tendiamo a sminuirci in questo modo e a non credere nelle nostre capacità? Una delle ragioni è dovuta ad un’altra nostra caratteristica e tendenza in quanto esseri umani, cioè quella di paragonarci a chi ci circonda. Guardando agli altri, può sembrarci che i nostri colleghi, amici, familiari, stiano raggiungendo successi simili ai nostri senza però combattere con lo stesso senso di inadeguatezza. Dato che, nella nostra idea, siamo dunque gli unici a sentirci come degli impostori, concludiamo che ci debba per forza di cose essere qualcosa di “sbagliato” in noi. Nella realtà però, come dicevo, il 70% di noi si sente esattamente in quel modo (addirittura Albert Einstein!). 

Tant’è vero che vari psicologi ed esperti hanno consigliato un semplice modo per “vincere” la sindrome dell’impostore: parlandone. Nel momento in cui decidiamo di “venire allo scoperto” e condividere i nostri dubbi con un’altra persona, con molta probabilità quella persona — sia che sia più o meno “di successo” rispetto a noi — ci risponderà Sai una cosa? Anche io mi sento così!. E allora ci renderemo conto del fatto che forse l’unica circostanza in cui dovremmo sentirci non meritevoli di ciò che abbiamo è quando permettiamo a quel sentimento di prevalere e di fermarci. Dovremmo invece provare a trasformare quella sensazione e quel pensiero fissi nella nostra testa in una motivazione, una spinta per fare sempre meglio e di più. Insomma, candidati per quel lavoro. Sviluppa quell’idea. Cogli quell’opportunità anche se ti senti inadeguato/a. Te lo meriti.

Se avete voglia di approfondire l’argomento, ecco una serie di articoli e video che abbiamo selezionato per voi.

https://time.com/5312483/how-to-deal-with-impostor-syndrome/

https://www.internazionale.it/video/2020/01/09/combattere-sindrome-impostore

https://www.bbc.com/worklife/article/20200724-why-imposter-syndrome-hits-women-and-women-of-colour-harder

https://paulineroseclance.com/pdf/-Langford.pdf

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I’m Serena and I come from a town a few kilometres far from Rome. I studied International Journalism at the University of Leeds and thereby the UK has become my home far from home. I love reading biographical books, listening to podcasts while commuting and, of course, I have a passion for good food.

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Ludovica is a freelance illustrator and graphic designer based in London working for various publications and independent clients.

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