The summer motivational slogans died

Our lives is changing everyday, motivational slogans now seem something unreal

The summer motivational slogans died

Is the pandemic making us appreciate the little things again? Is it setting us free from the concept of immediate gratification borne from the capitalist culture of the 1980s?

And so, the summer came and went, as fresh as a summer breeze on the beach, just like the sudden crash of a wave as you wade into the water to cool off after hours spent sitting on the hot sand.

It came, and it went.

Autumn blues? It never fails to rear its ugly head, but I was quite surprised by summer 2020. It left me with a positive feeling – a taste of something sweet in my mouth after so many months of bitterness.

Heading back to Italy for the summer holidays was a real gift – an unexpected surprise. After a long and difficult winter, and an arduous spring imprisoned in our own homes due to the lockdown – and after our lives were stopped in their tracks for months – the summer came and offered us the chance to head back home.

Like never before, home became synonymous with the sun for me. Home meant hugs, friends, family, my parents, and the chance to return to the places I grew up in, but most of all, home meant an awakening of the senses.

I never thought returning to Italy would conjure up so many feelings, but my senses were seriously heightened after so many months spent cooped up indoors. My eyes started not only seeing but looking, observing and loving what they saw. My sense of smell not only needed to rediscover certain aromas, it needed to soak up their familiarity. My tastebuds weren’t just craving delicious food, they were also looking to rediscover flavours from my local area. Sounds pretty trivial, you might be thinking? Sure. But what I appreciated most about this strange summer was definitely that sense of return. Returning to something I knew. Returning to the nest.

I think 2020 has forced us all to grapple with a concept that is fairly far removed from western culture: we’ve had to accept that we can’t always control everything in life.

“Your limitation — it’s only your imagination”, or “Sometimes later becomes never. Do it now”, and all the other motivational slogans that are ubiquitous these days, in our gyms and on our T-shirts, should make us reflect on our goals and where our lives are headed. Perhaps we should ask ourselves what we really want, and if this whole situation is driving us to want something that might not actually be what’s best for us as individuals.

Why should we trust the slogan “your limitation — it’s only your imagination” when Europe is a wasteland of empty cities? When so many manufacturing areas have been closed down except for key industries? Limits exist, they’re all around us, even now. We can physically touch them (well, maybe not right now) every time we go outside with our face masks tucked safely inside our pockets.

“Sometimes later becomes never. Do it now.” This is my favourite slogan. Do it now. Do it now, without taking into consideration the context, without taking the time to properly think about it, without considering all the other potential options. A call to action that is reminiscent of early twentieth-century Italian Futurism (and we all know how that turned out). A call to what? To make the umpteenth impulse purchase? To start a new project without considering its chance of success? Or simply to sign up to a new gym class?

I love that these concepts have become so trivial these days, such empty and useless slogans, that they merely induce a wry smile.

The pandemic is teaching us (and I’m still having to use the present tense, unfortunately) that we have to accept nature as the dominant force, that we are tenants, not landlords, that we cannot change everything. Sometimes you just have to stop and wait for a better day, wait until the storm passes, wait until scientists find a viable vaccination. It’s not now or never. 

Learning to wait and appreciate what we already have is the greatest lesson of 2020. We need to understand and appreciate the little things, just in the same way I appreciated returning to my nest and comfort zone for a few weeks. It’s only after this experience – and after a long intake of breath – that I’ve been able to appreciate the beauty of this journey I‘m on. It’s only by stopping and looking around that you come to notice just how wonderful your surroundings really are. It’s only be resting that you regain your physical and mental energy. “Great things never came from comfort zones”. Sure, whatever you say…

L’estate in cui gli slogan motivazionali morirono

La pandemia ci sta facendo apprezzare di nuovo le piccole cose? Ci sta liberando al concetto del tutto e subito nato con la cultura capitalistica degli anni ’80?

Alla fine anche questa estate è arrivata ed è volata via, fresca come una brezza al tramonto sulla spiaggia, come un’onda del mare che all’improvviso ti colpisce quando tu stai cercando di entrare in acqua per rinfrescarti un po’ dopo troppe ore sulla sabbia bollente. 

È andata. 

Malinconia autunnale? Beh quella non manca mai ma questa volta è la sorpresa di come è andata questa estate che mi lascia un sapore buono in bocca, tutto l’opposto dell’amaro che è certamene il gusto predominante di questo 2020. 

Le ferie in Italia questa estate sono state un dono, una sorpresa inattesa e su cui non avevo sperato. Dopo un inverno lungo e complicato, dopo una primavera mozzata, in punizione, a causa del lockdown, dopo che tutte le nostre vite sono state bloccate, paralizzate per mesi ecco che arriva l’estate e con essa la possibilità di tornare a casa. 

Mai come questa volta casa ha rappresentato il sole per me. Casa è stata riabbracciare gli amici e la famiglia, i miei genitori, rivedere i luoghi in cui sono cresciuta ma soprattutto casa è stato il risveglio dei sensi. 

Mai avrei pensato che rientrare in Italia potesse suscitarmi tante emozioni, ma i miei sensi si sono riacutizzati dopo mesi di chiusura. I miei occhi hanno ripreso non solo a vedere ma a guardare, osservare, amare ciò che vedevano. Il mio olfatto non aveva solo bisogno di riscoprire gli odori ma aveva bisogno di risentire quegli odori famigliari. Il mio gusto non voleva solo mangiare bene ma voleva riscoprire alcune tipicità della mia zona. Banale direte voi? Si, certo. Ma la cosa che più ho apprezzato di questa estate strana è di certo il senso di ritorno. Ritorno a qualcosa di conosciuto. Ritorno al nido.

In questo 2020 credo che tutti abbiano realizzato un concetto estraneo alla cultura occidentale: dover accettare di non gestire tutta la propria vita. 

Your limitation—it’s only your imagination o Sometimes later becomes never. Do it now. e tutti gli slogan motivazionali che troviamo dappertutto in questa società , dalle palestre alle scritte sulle magliette, dovrebbero farci riflettere sulla meta verso la quale stiamo spingendo nostra vita e dovremmo chiederci se è davvero ciò che vogliamo o se tutto ciò ci sta portando a volere qualcosa che non fa davvero per noi ma che è talmente tanto normale pensarlo che tutti, anche noi, lo stiamo pensando in questo preciso momento? 

Che senso ha dire “your limitation—it’s only your imagination” quando tutta Europa ha solo città deserte? Dove tutte le aree produttive di tutti i paesi attorno a noi sono ferme tranne quelle di prima necessità? Le limitazioni esistono, ci sono, sono attorno a noi ancora adesso, le possiamo toccare con mano (anzi no, meglio non toccare più nulla in questo momento) ogni volta che usciamo fuori casa con la nostra mascherina in tasca. 

“Sometimes later becomes never. Do it now.” Devo ammettere che questo è il mio preferito. Fallo adesso. Un fallo adesso senza nemmeno andare a contestualizzare, senza nemmeno ragionarci su, senza nemmeno considerare le varianti che ci sono nell’ambiente circostante. Una spinta all’azione degna del Futurismo italiano di inizio novecento (e tutti ricordiamo come andò a finire per buona parte di quegli artisti arruolatosi volontari per la Grande Guerra). Una spinta verso cosa? L’ennesimo acquisto d’impulso? Verso il lanciarsi in progetti senza sapere se hanno ragione di esistere o se falliranno di lì a poco? Un nuovo corso in palestra? 

Amo vedere come questi concetti si siano scoperti come banalità, messaggi vuoti, inutilità che ci fanno anche un po’ sorridere non appena qualcosa di grande accade. 

La pandemia ci sta insegnando (purtroppo non posso ancora parlarne al passato) come tutti dobbiamo accettare che la natura ci governa, che siamo ospiti non padroni, che non possiamo piegare tutto a nostro piacimento perché a volte dobbiamo fermarci e aspettare che la situazione migliori, che il temporale passi, che gli scienziati trovino un vaccino. Non è tutto e adesso. Imparare ad aspettare e ad apprezzare è la grande lezione di questo 2020. Dobbiamo notare ed apprezzare ogni piccola cosa che ci accade così come io ho apprezzato il ritornare al mio nido, nella mia comfort zone per qualche settimana perché solo dopo aver preso fiato si apprezza la bellezza del percorso fatto, solo fermandosi e guardandosi intorno si apprezza la bellezza del panorama, solo se si riposa ci si sente energici e si ragiona con mente lucida. Never come from comfort zones. Si certo, come no? 

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Giulia is a freelance photographer and photojournalist. Born in Ferrara (Italy) in the late 80s, she moved to London in October 2019. Pepe Magazine creator. Lefty, arachnophobic, rabbit lover and now, editor in chief.

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