Have You Just Finished Veganuary?

Have you just finished Veganuary?

Here’s everything you might not know about the movement (plus a tasty vegan pasta dish you can cook at home!)

Welcome to 2021. Will it be any better than 2020? Let’s hope so. This year’s already taken a strange turn, but I can safely say that nothing takes us by surprise these days. We all know there are twelve months in a year, and we all know the first of them is January, as has been the case for as long as we can remember. Since 2014, however, the first month of the year has also come to be known as Veganuary. You may not have heard of this word before, but if you live in the UK, you’re more likely to have come across the initiative, especially in the last few years.

Towards the end of 2013, a vegan couple decided to set up a website from their kitchen in York. The idea was to encourage a plant-based diet in order to promote the benefits to our health, the planet, and the climate. Their aim was essentially to raise awareness of what veganism was and how it worked by encouraging people to switch to a plant-based diet for the month of January.

Of course, Veganuary founders Jane Land and Matthew Glover had no idea what was going to happen in the years to come. In 2014, the website had around 3,000 subscribers. By 2020, Veganuary had become a global movement with nearly 500,000 subscribers across several countries. The idea started in York and soon gained ground in the UK, before crossing the pond to the USA and the rest of the world, Italy included.

Just like many other initiatives, Veganuary is all about raising awareness of an idea and/or cause through a challenge. The ‘challenge’ in this case is not eating any animal products from 1to 31 January. One of the first successful initiatives of this kind was Movember, which saw men put down their razors for the month of November and stop shaving their moustaches. It was quite a challenge for many men, who would have loved nothing more than to shave the whole thing off, but friends donated to their fundraisers to keep them motivated until the end of the month, raising money for prostate cancer research in the process. Other similar initiatives include Dryjuly in Australia and Go Sober for October and Dryjanuary in the UK. With a bit of creativity, anyone can come up with their own idea. The concept is not dissimilar to something we call a “fioretto alla Madonna” in Italy, where the fioretto is a small sacrifice or something you agree to give up in the name of the Virgin Mary in order to be blessed. When I was a young boy, my grandmother used to convince me to give up sweets as fioretti, or to help her tidy up, or to go and do the shopping for her in exchange for nothing except heavenly blessings. To be honest, forcing ourselves to give things up helps to keep our minds sharp, and if we’re also able to do some good in the process, why on earth not?

But why are more and more people choosing to go vegan each year? Well, for many, it’s nothing more than a trend, but a trend is often all it takes to get people’s attention. And once you have their attention, you can provide them with a plethora of information, recipes, talks, and ideas. An introduction to veganism can often lead to greater awareness of three pertinent issues: health, climate and animals. There are many reasons why someone might choose to follow a different diet, but these tend to be the top three motivators. If you’d like to learn more about these issues, and veganism in general, check out The China Study on health, Before the Flood and Cowspiracy for more information on climate change, and the PETA website or The Surge Sanctuary to read up on animals.

What’s amazing about Veganuary is both the response it’s getting all over the world, and the approach the founders have taken. We all have that vegetarian or vegan friend who does nothing but judges us every time we put something in our mouth, somehow managing to weigh down every conservation on the topic. Well, the Veganuary founders have chosen to adopt a much more friendly approach, avoiding animal slaughter videos and ‘bad vibes’, and choosing instead to engage the curiosity of their audience in a friendly way, which is maybe why it has become such a big success. We could easily spend days talking about veganism, how it’s become more popular in the UK than in Italy, and how it’s easier to trial these initiatives in big cities than in the countryside, which is most certainly the case in Italy, where the only two ‘untouchable’ things are family and food. In fact, when you tell your friends, parents and grandparents about your new dietary choices, they tend to spiral into a state of panic, wondering what in the world they’re going to cook for you for dinner.

But let’s take a step back and reflect on the two things that come to mind when we think of Italy. Pasta and pizza, right?

If we’re going to represent Italy properly, we may as well do it with a healtly plate of spaghetti with tomato sauce, which just so happens to be vegan. So, here I am, bringing you a simple, cheap, traditional, and most importantly, vegan recipe.

Avete appena finito il vostro Veganuary?

Ecco tutto quello che magari non conoscete (e una ricetta per preparare una buona pasta vegana a casa!)

Benvenuti nel 2021, meglio del 2020? Speriamo, già è iniziato in una maniera un po’ strana, ma posso tranquillamente affermare che qualsiasi cosa possa accadere oramai non riuscirà più a sorprenderci. Sappiamo tutti che un anno è costituito da 12 mesi, e sappiamo tutti Gennaio essere il primo di questi, come del resto lo è da secoli, ma dal 2014 questo mese è anche chiamato Veganuary. Magari non vi è ancora giunto all’orecchio, ma se vivete in UK è molto probabile che ne abbiate già sentito parlare, specialmente negli ultimi anni.

Verso la fine del 2013, una coppia, vegana da anni, decise di aprire un sito dalla cucina nella loro casa di York in Inghilterra. L’idea era quella di promuovere una dieta a base vegetale fine ad informare le persone degli effetti che tale dieta avrebbe avuto sulla salute, sul clima e sul pianeta; praticamente far conoscere di più il veganesimo e come funziona, dandogli una possibilità senza troppe pretese per il solo mese di Gennaio.

Jane Land e Matthew Glover, i fondatori di Veganuary, di certo non si aspettavano quanto sarebbe successo negli anni seguenti. Nel 2014 il sito ricevette sulle 3000 iscrizioni, per diventare quello che oggi conosciamo come movimento globale che coinvolge centinaia di migliaia di persone, raggiungendo circa mezzo milione di iscrizioni sparse non solo in UK ma in diverse nazioni. L’idea partì da York spingendosi fino agli USA, raggiungendo poi followers in tutto il mondo, Italia inclusa.

Come molte altre iniziative, Veganuary si concentra sull’attirare attenzione e raccogliere fondi riguardo ad un idea e/o problematica attraverso una sfida, in questo caso, evitare ogni tipo di cibo derivato da animali dall’1 al 31 Gennaio. Una delle storie di questo tipo che per prima raggiunse un successo globale è quella di Movember, dove per tutto il mese di Novembre gli uomini non si radono i baffi, questo può portare ad un certo livello di imbarazzo e look buffi che aumentano la voglia di radersi, ma amici o altre persone donano sull’account di chi prende parte a questo progetto affinché mantenga il baffo, e tutti le donazioni andranno poi destinate alla ricerca sul cancro alla prostata. Molto simili a questi sono il Dryjuly, con una matrice più Australiana, mentre nel Regno Unito è più famoso il Sober October, o il Dryjanuary, dove per tutto il mese non si tocca alcol, con un po’ di creatività ognuno di voi può inventarsene uno a sostegno di un idea. Tutto questo è praticamente ciò che in Italia viene tradotto con ‘’Fioretto alla Madonna’’, dove il fioretto è un piccolo sacrificio, o meglio, una rinuncia a qualcosa nel nome della Vergine Maria guadagnandoci un occhio di riguardo dal cielo. Da bambino mia nonna cercava di farmi fare dei fioretti rinunciando a caramelle, o aiutandola a fare pulizie o delle compere per lei, in cambio di nulla se non beatitudine celeste. Ad essere onesti, forzare alla rinunciare di qualcosa aiuta e non di poco a mantenere la mente pulita e concentrata, se con questo si riesce oltretutto ad aiutare e fare del bene, perchè no?

Ma perchè le tendenze verso il mondo vegano sono sempre più alte? Beh, di certo un motivo si cela dietro le mode e a ciò che è trendy, cosa che può essere più che sufficiente per mettere il piede sulla soglia della porta della curiosità, che una volta aperta scopre un atrio di ricette, informazioni, discussioni, idee, informazioni ecc…. One volta speso un po’ di tempo in quest’atrio e con un po’ di chiarezza fatta ci si accorge poi di tre porte alla fine di tale stanza, chiamate Salute, Clima e Animali. Ci sono molte ragioni per le quali una persona potrebbe preferire una dieta a base vegetale ma queste sono le principali. Nel caso voleste informarvi un po’ di più a riguardo vi consigliamo dei documentari quali ‘’The China Study’’ per quanto riguarda la salute, ‘’Punto di non ritorno’’ e ‘’Cowspiracy’’ per quanto riguarda il clima ed il sito della PETA o di Surges Sanctuary per quanto riguarda il mondo animale.

La cosa meravigliosa di Veganuary è di certo la ricezione e responso che ha avuto in tutto il mondo, ma in particolar modo l’approccio. Abbiamo tutti l’amico vegano o vegetariano che non fa altro che giudicare ogni cosa che ci si mette in bocca, essendo pesante in ogni conversazione riguardante questo topic. Bene, l’organizzazione di Veganuary spinge verso un approccio più amichevole evitando video di animali sgozzati o cattive vibes a livello comunicativo, preferendo invece incuriosire il destinatario del messaggio in maniera più soffice e amichevole, ed ecco forse la ragione del loro successo.
Potremmo spendere giorni a parlare di veganesimo, di come sia molto più popolare nel Regno Unito che in Italia, di quanto sia una decisione meno giudicata nelle metropoli rispetto che in piccoli villaggi di campagna, soprattutto in Italia, una nazione dove si può attaccare e sparlare di tutto tranne che della famiglia e del cibo, questi sono canoni intoccabili.

Infatti quando in Italia accade di informare un amico o un parente riguardo il cambio di dieta e la scelta di non nutrirsi con prodotti animali, in particolare modo quando ti invitano a cena, è come se fossero investiti da un immensa piaga voluta dal cielo, che li porterà a tediarsi l’anima cercando di trovare una soluzione a cosa cucinarvi.

Passo indietro, a cosa pensiamo quando parliamo di Italia? Pasta e pizza giusto?
Se volessimo rappresentare l’Italia solitamente lo si fa con un bel piatto di spaghetti al pomodoro, e indovinate? É un piatto Vegan. Ed eccomi qui oggi, a darvi la ricetta del più facile, economico, tradizionale piatto vegano italiano:

Jane Land and Matthew Glover cooking pasta in an illustration of NamoSte

PASTA AL POMODORO (serves four, or two if you’re hungry!)

400g pasta (any type)

800g peeled tomatoes

Extra virgin olive oil

One clove of garlic

Salt

Basil

Pour about 30ml (or a couple of tablespoons) of olive oil into a saucepan along with a clove of chopped garlic. Let it simmer on a low heat for a few minutes. In the meantime, pour the peeled tomatoes into a bowl, and break them into smaller pieces with your hands (I prefer this method to using a blender as it tends to preserve the consistency). I like to add a dash of white wine (vegan) to the oil and garlic before adding the tomatoes. Once you’ve added the tomatoes, add a pinch of salt and a few basil leaves, cover with a lid, and let the sauce cook for an hour on a slow heat (you can cook it for less time if you prefer, but the longer the sauce cooks, the richer it will be).

In the meantime, while you’re waiting for your sugo to cook, fill a pan with water (do not put the pasta in yet, this is an Italian recipe, remember!). Wait until the water is boiling, add a handful of sea salt, and then add the pasta to the boiling water. Your pasta packet should provide cooking instructions, but if you prefer your pasta a little more al dente, reduce the cooking time by one minute. Try the pasta before draining it, if it still has its anima (or ‘soul’, i.e., the little white thread running through the middle), it’s perfect. Do not throw your pasta against the wall to see if it sticks – an Italian nonna dies every time a Brit does that.

Drain your pasta and pour it into the sauce, stir and adjust the seasoning to your liking. Dish up your lovely pasta al pomodoro, add a little bit of fresh basil and olive oil if you like, and there you go. A simple, easy and traditional vegan dish to enjoy!

Buon appetito!

PASTA AL POMODORO (4 persone o 2 affamate)

400 gr di Pasta

800 gr di Pelati

Olio Extra Vergine d’Oliva

Uno Spicchio d’Aglio

Sale

Basilico

In una padella versate 30 gr d’olio, o due cucchiai, e l’aglio tritato. Lasciate che si rosoli a fuoco basso per un paio di minuti. Nel frattempo mettete i pelati in una ciotola e spezzatateli con le mani (Preferisco le mani al frullatore o alla passata per mantenere l’anima dei pomodori e certamente più fibra). A me piace sfumare con una spruzzata di vino bianco (vegano) l’aglio prima di aggiungere i pelati.

Una volta aggiunti i pomodori all’aglio e olio condite con un pizzico di sale e un paio di foglie di basilico, coprite e lasciare cuocere a fuoco basso per un’oretta (nel caso non abbiate tutto questo tempo potete cucinare più velocemente il sugo, più a lungo cuoce, più ricco sarà il gusto).

Nel frattempo, mentre aspettate che il sugo sia pronto, riempite una pentola d’acqua ( non mettete la pasta ora, questa è Italia non Inghilterra), aspettate che l’acqua bolla, aggiungete un pugno di sale grosso, e ‘’buttate’’ la pasta nell’acqua. Sulla confezione c’è sempre il tempo di cottura, in caso la vogliate al dente diminuite di un minuto. Assaggiate la pasta prima di scolarla, nel caso abbia ancora l’anima, la parte centrale più chiara, allora è perfetta per essere scolata (non lanciate la pasta al muro per vedere se si attacca, una nonna in Italia muore ogni volta che un Inglese lo fa).

Scolate la pasta e versatela nella padella con il sugo dove farete saltare tutto insieme, correggete di sale, e impiattate; potete aggiungere dell’olio crudo e qualche foglia di basilico fresco per arricchire. Ed eccoci qui, la semplice tradizione nel vostro piatto.

Buon appetito!

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Born in Verona Emanuel is a never ending challenger seeking for discomfort, he left home 10 years ago to travel the world; now in London he wonders around trying new flavours of life, food and drinks, sipping coffee, and screaming at dirty punky gigs, with the backpack always ready on his bedside.

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NamoSte mindfully draws humorous sketches to draw people on their mindfulness journey. Also known as @stefano.studio when animating mandalas, and as Stefano Bellucci Sessa when helping people and organisations their creative, design and innovation journey.

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